Liguria, la contesa a tre per la poltrona di principe di un principato fantasma



Formalmente il principato di Seborga non esiste, eppure infuria la polemica su chi ha diritto di fregiarsi del titolo di principe del piccolo borgo sulle alture del Ponente ligure. Nei giorni scorsi è uscito il comunicato di un gruppo di appassionati di storia nato dopo studi svolti presso archivi italiani, legato alla chiesa vetero cattolica polacca autocefala, che proclamava un nuovo abate priore, nella persona di De Lucia, scelto dagli abati della sezione della Chiesa ortodossa polacca. A stretto giro di posta è arrivato il comunicato di quello che si autodefinisce “il vero” Principato di Seborga, cioè quello legittimato dai cittadini “che non a caso costituiscono il Popolo Sovrano”: “Non abbiamo nulla a che vedere con simili iniziative promosse dal signor De Lucia _ recita la nota con tanto di stemma araldico _, delle quali peraltro siamo al corrente da tempo e dalle quali abbiamo già preso le distanze”.  Principessa di Seborga sarebbe quindi Nina Dobler, prima di lei lo è stato l’ex marito Marcello(I°) Menegatto e prima ancora Giorgio I,° che hanno avuto i voti delle maggior parte dei 300 abitanti del principato, e di fatto li avrebbero legittimati. Una volta, anni fa, era stato anche Pepi Morgia, regista e designer genovese, di origini aristocratiche, a mettersi in lizza come candidato principe, era il 2010; ma la spuntò per poco il comasco giovane industriale Menegatto.

Sul fronte opposto invece il neo abate e priore De Lucia ribatte  che l’unica strada percorribile per far rivivere anche formalmente il principato sarebbe quello di dargli connotazione religiosa,poichè solo in questi termini si potrebbe riavere il diritto secolare dello Stato Monastico di Seborga, oggi enclave sovrana senza territorio. Il principato era nato nel Medioevo come un’ entità religiosa riconosciuta da Papi e imperatori, prima di essere venduta, per debiti dei monaci, vendita che un atto trascrive, anche se poi non fu pagata la somma, ai Savoia.

In questa annosa questione è intervenuto anche Diego Beltrutti, di Cuneo. Era  amico intimo di Giorgio I°, da cui ha ereditato il testimone, avendone curato i molti scritti, dovuti ad anni di ricerche, e scrivendo due libri proprio sull'”annosa questio” legata al principato ligure. Era uno dei 50 cavalieri, residenti in varie regioni italiane, voluti ed ordinati da Giorgio I°,al secolo Carbone. Secondo il medico, anestesista, nè Melegatto, ne l’ex moglie Nina Dobler, possono fregiarsi del titolo di principe. Nina inoltre non è abate e non risiede nel paese ponentino, ma a Montecarlo. Beltrutti scrive:”l’Ordine dei Cavalieri Bianchi, che è l’Ordine Sovrano di Seborga, comunica che il Capitolo generale non accetterà mai i risultati di una “elezione” antistorica, antitradizionale, una buffonata”. La scorsa estate Nina venne eletta principe dopo l’abbandono di Marcello, suo ex marito, del ruolo di principe e dei legami con la stessa Seborga.

Per il cavaliere-abate Beltrutti per far rivivere Seborga, antico Castrum sepulcri, occorre invece far rinascere quello spirito, non legato a fini turistici o economici, o personali, ma “l’afflato cristiano, lo spirito cavalleresco nella sua migliore accezione, dal monastero di Lerino, vero fulcro di cristianità, da cui vennero regole e personaggi religiosi di livello altissimo”. “Se Seborga è principato di discendenza abbaziale _ spiega _ dal monastero di Lerins,i principi erano monaci, niente donne quindi. Era nato come baluardo della cristianità, dono di un conte di Ventimiglia ai monaci prima di partire per una guerra santa contro i Mori.  Seborga non è in vendita e non è espugnabile. A Seborga ci siamo noi, i Cavalieri Bianchi,( lui ne è priore generale) l’Ordine difensore della Cristianità con secoli di storia”.

Il sindaco del borgo, Enrico Ilariuzzi , giunto quasi al fine del secondo mandato, si tiene al di fuori delle polemiche, poichè in definitiva il paese ligure al di là di tutte le contese resta fermamente territorio italiano, il primo cittadino peferisce parlare dei problemi che il suo borgo sta attraversando, legati soprattutto alla pandemia.  Franz Verrando, bordigotto, da un anno ministro della cultura, cioè uno dei 9 consiglieri della corona, stempera i toni, parlando di goliardia e storia, da sempre mischiate negli anni intorno al principato.

De Lucia intanto, appassionato di storia, ribadisce che: “ricostituire una congregazione religiosa a Seborga e decidere di riattivare ufficialmente lo Stato Monastico inattivo era l’unica soluzione.  Il Principato Abbaziale di Seborga perse ogni dovere di legazione con l’Abazia di Lerino che costituì lo Stato Abbaziale, per effetto della chiusura della stessa nel1788 da Napoleone. Il Vaticano perse ogni diritto di sovranità ed autonomia al di fuori delle mura vaticane nel 1929 a seguito dei Patti Lateranensi. Per cui unica soluzione, secondo studi di documenti ufficiali era la costituzione di una congregazione religiosa”. 

A Lerino ancora oggi vivono una ventina di frati cistercensi, e in un luogo fuori dal tempo, si può anche esser ospitati seguendo una vita monastica.  Beltrutti ribatte che l’ordine religioso a cui si riferisce De Lucia non ha legami con la cristianità e rientra nel proliferare di chiese ortodosse in tutto il mondo occidentale.  Microstato fantasma con tre principi che si contendono la poltrona, la battaglia continua nella speranza che  Seborga possa avere prima o poi riconoscimenti ufficiali ed uscire dallo stato di principato fantasma.

Related posts

Lascia un commento