Basket Nba, Harden ai Nets: i Big Three e la nuova anima incandescente di New York



I tifosi dei Knicks parlano dei nuovi “Brooklyn Big Three”, scherzando sul girovita molto big di James Harden, ma sanno che la realtà è diventata insopportabile: il vero state of mind di New York, come canta Billy Joel nella colonna sonora che chiudeva ogni partita al Madison Square Garden, non riguarda più i Knicks ma gli ex cugini poveri dei Nets. Sono loro i veri newyorkesi. Quelli ambiziosi, extralarge, esagerati, pieni di star. Harden, detto The Beard, il Barba, a 31 anni troverà l’ex compagno di Oklahoma, Kevin Durant, e Kyrie Irving, a formare un trio incandescente, dall’ego smisurato, in una squadra che aveva già alzato il livello tecnico in estate.

L’arrivo annunciato del Barba, in una operazione clamorosa che ha coinvolto quattro squadro, Brooklyn, Houston, Indiana e Cleveland, sposterà gli equilibri nella East Conference e proietterà i Nets tra le protagoniste, cosa che nella Grande Mela non succedeva da quasi dieci anni. Si tornerà a parlare di grande basket, tiri da tre, completi pitonati verde pastello e di vita notturna. Tutto sarà finalmente eccessivo, come ci si aspetta dalla Grande Mela.

Harden è una garanzia: in questa stagione appena cominciata è già riuscito a far parlare di sé molte volte. Per la fuga al party del suo amico, il rapper Lil Baby, violando ogni protocollo sanitario. Poi per aver detto no al rinnovo di contratto con Houston da 50 milioni di dollari a stagione che lo avrebbe reso il più pagato della lega e, di recente, per aver lasciato l’arena dei Rockets con aria platealmente seccata, dopo l’ultima sconfitta con i Lakers. “Non siamo abbastanza buoni”, aveva detto lapidario. Piaceva a Philadelphia, squadra interessante ma città poco Harden, dove alle undici di sera le strade sono deserte. La Grande Mela invece. Brooklyn, Manhattan. La nuova Beard City. Senza considerare il dettaglio che finalmente potrà sognare di giocare per il titolo.

Gli analisti dell’agenzia di scommesse William Hill hanno messo i Nets al secondo posto, davanti a Milwaukee e dietro ai Los Angeles Lakers, nel ranking dei favoriti per la vittoria finale. Il divario con i Knicks era già ampio senza la presenza dell’ex point guard di Houston: ieri sera, nel primo derby della stagione giocato al Madison Square Garden, Brooklyn ha dominato con vantaggi di sedici-diciotto punti, chiudendo 116-109 una partita senza storia, animata solo nel finale quando Durant era in panchina e i coach Steve Nash e Mike D’Antoni se la ridevano seduti a bordo campo. E non c’erano i due talenti Caris LaVerte e Jarret Allen, passati a Indiana e Cleveland nell’affare Harden, con Victor Oladipo finito a Houston. “Di Harden non parlo – ha commentato a fine partita Durant, 26 punti in 30′ – perché non c’è ancora niente di ufficiale”.

Conoscendo le manie di grandezza del protagonista, Il Barba potrebbe presentarsi ai nuovi tifosi in limousine o scendendo con la mongolfiera, in ogni caso sanno che per i Nets comincerà una stagione completamente diversa. Già mettere insiem questi cinque nomi, Nash-D’Antoni-Irving-Durant-Harden, produce una vertigine. E poi i numeri: Harden e Durant sono stati i migliori realizzatori in sette delle ultime undici stagioni. Nelle prime otto partite il Barba ha avuto una media di 24,8 punti e 10,4 assist. Durant, prima di ieri, era a 29,9 punti, Irving a 27,1. Non sarà una somma aritmetica di talenti, e forse servirebbero tre palloni, senza contare che siamo in pieno “Irving drama”, fuori da quattro partite per “motivi personali”, ma con voci che dicono sia infuriato con la società perché non lo hanno consultato prima di ingaggiare Nash. Di sicuro New York riceverà un’attenzione da jet set e non sarà per i Knicks, prigionieri di un proprietario, James Dolan, interessato più a costruire nuove arene del divertimento che al basket, e che ha fatto di questa franchigia – nonostante resti il miglior brand Nba – una cosa ministeriale, priva di slanci, di ambizione, con qualche giovane di talento, un bravo coach, Tom Thibodeau, ma non abbastanza. Troppo poco New York, la cui anima si è spostata più a sud, oltre il ponte sull’East River.

Related posts

Lascia un commento