Ue, faro contro l’Italia su pedaggi, concessioni balneari e precari nella Pa


MILANO – Bruxelles torna a battere sul tema delle concessioni balneari. La Commissione europea ha inviato una lettera di messa in mora all’Italia in merito al rilascio di autorizzazioni relative all’uso del demanio marittimo per il turismo balneare e i servizi ricreativi (concessioni balneari). Gli stati membri, indica l’esecutivo Ue, “sono tenuti a garantire che le autorizzazioni, il cui numero e’ limitato per via della scarsità delle risorse naturali (ad esempio le spiagge), siano rilasciate per un periodo limitato e mediante una procedura di selezione aperta, pubblica e basata su criteri non discriminatori, trasparenti e oggettivi” al fine di “fornire a tutti i prestatori di servizi la possibilità di competere per l’accesso a tali risorse limitate, di promuovere l’innovazione e la concorrenza e offrire vantaggi a consumatori e imprese”.

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La Commissione ritiene che la normativa italiana sulle concessioni balneari “scoraggi gli investimenti in un settore fondamentale per l’economia italiana già duramente colpito dalla pandemia di coronavirus, causando nel contempo una perdita di reddito potenzialmente significativa per le autorità locali italiane”. La normativa “oltre a essere incompatibile con il diritto dell’Ue, è in contrasto con la sostanza della sentenza della Corte Ue e crea incertezza giuridica per i servizi turistici balneari”, aggiunge.

Fari anche sui precari nella Pa

Le Commissione europea accende i riflettori anche sulla pubblica amministrazione italiana e in particolare sull’eccessivo utilizzo di contratti a termine, chiedendo di prevenirne l’abuso ed evitando così condizioni di lavoro discriminatorie nel settore pubblico. A questo punto Bruxelles, che ha avviato la procedura di infrazione nel luglio del 2019 e non ha ritenuto soddisfacenti le spiegazioni fornite dal nostro Paese, invierà una lettera di costituzione in mora complementare.

Ad oggi diverse categorie di lavoratori del settore pubblico in italia non sono tutelati contro l’utilizzo della successione di contratti a tempo determinato. Tra questi, insegnanti, operatori sanitari, lavoratori del settore dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica, personale di alcune fondazioni di produzione musicale, personale accademico, lavoratori agricoli e volontari dei vigili del fuoco nazionali. A questi lavoratori sono riservate anche condizioni lavorative meno favorevoli rispetto ai lavoratori a tempo indeterminato. Inoltre, l’italia – indica Bruxelles – non ha predisposto garanzie sufficienti per impedire le discriminazioni in relazione all’anzianità.

Per entrambe le questioni ora l’Italia dispone ora di due mesi per notificare alla commissione le misure concrete adottate al fine di ottemperare alla direttiva, trascorsi i quali la commissione potrà decidere di inviare un parere motivato.
 

Lettera sui pedaggi autostradali

Nelle comunicazioni odierne, emerge un terzo ambito sotto procedura per l’Italia, in questo caso insieme all’Ungheria. Non è ancora una procedura vera e propria, ma una lettera di messa in mora perché i due Paesi hanno mancato all’obbligo, previsto dal diritto Ue, di aprire i rispettivi mercati a fornitori esteri del servizio di telepedaggio, l’esazione del pedaggio autostradale in forma elettronica (il Telepass, in altre parole).

Le regole europee svolgono “un ruolo chiave” nella creazione di un mercato comune in Europa per questi servizi, come pure per arrivare all’interoperabilità del servizio per gli utenti. Roma e Budapest hanno due mesi per rispondere; in assenza di risposte soddisfacenti, la Commissione potrebbe inviare un parere motivato, il secondo stadio della procedura. In Italia Telepass, società controllata da Atlantia, opera in regime di sostanziale monopolio nel telepedaggio. Il gruppo tedesco Dkv, hanno riportato diversi media, sta sperimentando un dispositivo che dovrebbe consentirgli di sbarcare sul mercato italiano nel 2021.

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