Rugby, dietrofront Argentina: Matera, Petti e Socino riabilitati


Dopo un velocissimo processo la federazione ha deciso di ritirare il provvedimento. Anche se il c.t. Ledesma li ha esclusi per la gara di sabato contro l’Australia

Troppo tardi per farli giocare sabato con l’Australia, ma la federazione argentina ha deciso di ritirare il provvedimento di sospensione inflitto due giorni fa a Pablo Matera, Guido Petti e Santiago Socino dopo la scoperta di tweet razzisti e xenofobi pubblicati dai 3 tra il 2011 e il 2013. A Matera sono stati restituiti anche i gradi di capitano. La UAR, attraverso un comunicato, spiega che i 3 si sono mostrati profondamente pentiti e questo, assieme al buon comportamento sempre mostrato negli anni, ha spinto la federazione a rimangiarsi il provvedimento originariamente inflitto. L’Argentina chiuderà sabato il Championship sfidando l’Australia, un match che mette in palio il secondo posto nel torneo (che gli All Blacks vinceranno grazie a una differenza punti incolmabile).

Formazione

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Poco prima della sentenza di riabilitazione, però, il c.t. Mario Ledesma aveva già annunciato il XV per la sfida di Sydney e ovviamente aveva lasciato fuori la terza linea, la seconda e il tallonatore, affidando i gradi di capitano al centro Jeronimo de la Fuente. “Le misure preventive attuate non appaiono più necessarie, i 3 giocatori non sono più sospesi e Matera resta il capitano”, scrive la UAR. Che però specifica: “Il procedimento disciplinare va però avanti e si chiuderà nei prossimi giorni. Le motivazioni di Ledesma vanno però al di là del procedimento: “Hanno vissuto giorni terribili, sono stati vittime di un odio incontrollato e per questo abbiamo deciso di non considerarli per la partita. Si tratta di tre grandi giocatori e di tre grandi uomini che sono profondamente pentiti per le loro azioni, che non ripeterebbero mai più, visto che oggi sono persone profondamente cresciuti. Pablo è un grande leader e un esempio”. In Argentina si continua comunque a criticare l’operato della federazione argentina, che avrebbe agito solo per via delle due ondate di indignazione: la prima, quella di chi reputava i tre giocatori dei razzisti e indegni di rappresentare la nazionale di rugby, la seconda, successivamente alla sospensione, di chi, soprattutto tra compagni, ex compagni e quasi la totalità del mondo del rugby, la riteneva ingiustificata.

Reazione

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I primi a criticare le decisioni della UAR erano stati i Pumas assenti da questo torneo come Matias Morini e Tomas Lavanini, scesi in campo per difendere i tre compagni, ma poi soprattutto erano arrivate le parole dell’ex capitano Augustin Creevy: “I disgustosi tweet scritti tanti anni fa non rappresentano in assoluto gli uomini che sono diventati oggi Matera, Petti e Socino. Si sono pentiti, si vergognano e hanno chiesto scusa”. Sulla stessa linea si era attestato il leggendario mediano di mischia Agustin Pichot, aggiungendo però elementi di autocritica: “Resto convinto che il nostro sport debba guardarsi dentro in maniera profonda, perché nell’ultimo anno non ha certo mostrato il meglio”. Considerazioni che compaiono anche nel capitolo conclusivo del comunicato della UAR: “Nel nostro programma Rugby 2030 abbiamo iniziato un cammino di riflessione profonda in merito a certi comportamenti associati al nostro sport e non abbiamo dubbi che questo percorso sarà lungo e prenderà molto tempo. E che richiede, tanto da parte della dirigenza quando da parte delle squadre, segnali ben precisi nei momenti giusti”.

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