È morto Franco Giraldi, critico e regista di cinema e tv


Franco Giraldi, critico cinematografico, sceneggiatore e regista di spaghetti western e commedie all’italiana, è morto in una clinica triestina, dove era giunto da una casa di riposo perché affetto da Covid-19. Aveva 89 anni. Tra i suoi film di maggior successo al botteghino Colpita da improvviso benessere (1975), con Giovanna Ralli e Stefano Satta Flores. Ha lavorato molto anche per la tv e tra i suoi lavori spicca la serie L’avvocato Porta con Gigi Proietti.

Figlio di madre triestina di lingua slovena e padre istriano di lingua italiana, Franco Giraldi nasce l’11 luglio 1931 a Komen in Slovenia (allora Comeno, in provincia di Gorizia). Dopo le iniziali esperienze triestine come animatore di cineclub al fianco di Callisto Cosulich, Tullio Kezich e Tino Ranieri (fu tra i fondatori del Circolo del Cinema di Trieste) e critico cinematografico dell’Unità, si trasferisce a Roma dove inizia a lavorare nel cinema. L’apprendistato avviene con Gillo Pontecorvo (è assistente alla regia per Giovanna del 1956), con Giuseppe De Santis (è segretario di edizione per Uomini e lupi del 1957, proseguendo poi un lungo rapporto professionale e di amicizia), Carlo Lizzani (aiuto regista di Il gobbo del 1960), Giuliano Montaldo (aiuto regista di Tiro al piccione del 1961), Sergio Leone (direttore della seconda unità di Per un pugno di dollari del 1964). La collaborazione con Leone favorisce il suo debutto come regista nel western all’italiana con 7 pistole per i MacGregor (1966), che firma con lo pseudonimo di Frank Grafield. Seguono Sugar Colt (1966), 7 donne per i MacGregor (1967) e Un minuto per pregare, un istante per morire (1967).

Giraldi affronta poi il genere della commedia all’italiana, dirige La bambolona (1968), tratto dall’omonimo romanzo di Alba De Céspedes, con Ugo Tognazzi e Isabella Rei, Cuori solitari (1979), con Tognazzi e Senta Berger, La supertestimone (1971), ancora con Tognazzi e Monica Vitti, Gli ordini sono ordini (1972), con Gigi Proietti e Monica Vitti da un racconto di Alberto Moravia, La rosa rossa (1973) dal romanzo di Pier Antonio Quarantotti Gambini.

A metà degli anni 70 Giraldi inizia un fertile rapporto con la televisione, grazie al quale afferma la sua dimensione autoriale, muovendosi tra fiction e documentario. Per il piccolo schermo dirige La giacca verde (1979), Ivanov (1981), Accadde a Weimar (1982), Mio figlio non sa leggere (1984), Il corsaro (1985), La fronda inutile – Ciano, Bottai e Grandi (1986), Nessuno torna indietro (1987), La bugiarda (1989), Isabella la ladra (1989), Una vita in gioco (1991) e Pepe Carvalho (1999), miniserie dedicata all’investigatore protagonista dei romanzi di Manuel Vázquez Montalbán. Al cinema ritorna con La frontiera (1996), tratto dal romanzo di Franco Vegliani, che vince una Grolla d’oro per la migliore fotografia a Saint Vincent, e Voci (2000), riduzione cinematografica dell’omonimo romanzo di Dacia Maraini.

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