Santoni (Cisco Italia): “Con il boom dello smart working attenzione alla sicurezza. Ogni giorno sventati 80 miliardi di attacchi informatici”



Meno uffici e più smart working: la strada verso il lavoro del futuro sembra tracciata. Ma le imprese devono farsi trovare pronte per abbracciare questo cambiamento. Agostino Santoni, amministratore delegato di Cisco Italia, prova a mettere in evidenza quali possono essere le sfide principali per lavoratori e aziende.

Dottor Agostino Santoni come immagina gli uffici di domani?


“Diversi da oggi e il trend è già iniziato. Molte imprese che stavano facendo degli investimenti per rifare i propri uffici stanno ripensando il modo realizzarli. Una parte delle persone lavorerà da casa dunque non ci saranno più grandi sale riunioni, ma sale in cui è possibile essere presenti, ma anche collegarsi in videoconferenza. Ma è doveroso pensare anche a degli spazi di lavoro in ufficio dove le persone possano aggregarsi. L’ufficio si trasformerà ma sarà compito dell’imprenditore garantire alle persone di poter lavorare da casa. Questo sia per l’ufficio sia per la formazione. Anche alcune Università stanno ripensando il modo in cui fare lezione. L’aula diventerà una piattaforma dove chi vuole può collegarsi e vedere il professore che liberamente si muove. E se scrive sulla lavagna si vedrà cosa scrive. Le aule diventeranno delle piattaforme aperte”.
 
Cosa chiede chi lavora da casa?
“Una delle criticità sono i rumori, ma abbiamo una tecnologia che elimina il rumore di fondo. C’è anche il problema degli spazi, molto sentito dai lavoratori, ma quello non si può risolvere. “Il 98% delle persone si aspetta che nelle riunioni in futuro ci saranno sempre anche persone che lavorano da casa. Sempre il 98% ha avuto esperienze frustranti di vario tipo però nei meeting video, in primis (50%) problemi di qualità audio, rumori di fondo. Il 59% chiede più device per collaborare, il 51% vorrebbe tecnologie come assistenti digitali in grado di prendere le minute della riunione, il 47% vorrebbe avere tecnologie di “lavagna” digitale per condividere contenuti. Pensando a tornare in ufficio, il 97% ha preoccupazioni di sicurezza e vorrebbe che l’ufficio fosse reso più sicuro. In particolare sono preoccupati dal toccare device condivisi, vorrebbero sapere quando è stata pulita per l’ultima volta la stanza in cui vanno (52%), sapere se una stanza è già piena per la capacità che deve avere restando in sicurezza rispetto ai protocolli di distanziamento (41%). Sta ai datori di lavoro accogliere queste preoccupazioni e trovare modi per risolverle, che ci sono. Ma speriamo che tra poco questi problemi di igiene non siano più al centro dell’attenzione”. 

E cosa può fare la tecnologia per aiutare?
“Valgono le stesse regole di sempre, la tecnologia deve essere semplice e sicura. Durante la pandemia gli attacchi informatici non si sono affatto fermati, anzi sono aumentati. Con oltre tre milioni di persone che lavorano da casa per gli hacker si è allargata a dismisura la platea. E la sicurezza è uno degli elementi su cui le imprese italiane, ma anche degli altri Paesi Europei, devono investire. Ogni giorno vengono sventati 80miliardi di attacchi. Sembra un numero spropositato ma non è così se si pensa che in media una persona effettua quattro accessi al giorno al di là della professione che svolge, ma per cercare un cinema, per confrontare un prezzo ecc. La sicurezza sta diventando sempre più importante. Ma non è l’unico elemento essenziale”.
 
Quali sono gli altri?
“Le piattaforme su cui si lavora devono essere semplici, aperte e programmabili”. 

Le piattaforme che usano i lavoratori italiani sono semplici e sicure?”
“Alcune sì altre no. Per esempio se parliamo della Pubblica amministrazione a livello centrale lo sono, mentre c’è molto lavoro da fare a livello decentrato, che è ciò che poi vuole fare il ministro Paola Pisano. Il piano Pisano è l’ambizione di fare molto sul digitale anche nelle piccole realtà. Il tema è come associare la velocità del digitale al tempo dell’amministrazione: due tempi diversi. Questi due tempi si devono agganciare”. 
 
Quanto costa migliorare il lavoro da casa? 
“Ci sono alcuni costi. Tecnologici: avere la banda ultra larga, un computer, uno strumento di videoconferenza per le riunioni e gli strumenti di sicurezza. Poi le varie applicazioni che danno le aziende. Questo è il lato costo, ma io ribaltare il ragionamento. Quanto è aumentata la produttività e come è migliorata l’esperienza per il lavoratore? Questo è il punto da cui partire e gli studi dicono che l’aumento della produttività è significativo”.
 
Ma non tutti sono soddisfatti nel lavorare da casa?
“Abbiamo fatto un’ricerca da cui emerge chiaramente che le persone vogliono poter scegliere. Scegliere come fare il proprio lavoro. C’è un percorso da fare per renderlo possibile e strutturale che deve abbracciare il tema della gestione delle persone, delle tecnologie, dei processi e delle regole. Questi quattro elementi devono concorre insieme. Noi immaginiamo un percorso ibrido, lo stesso che seguiamo noi come Cisco dove il lavoratore ha la possibilità di scegliere se lavorare da casa o no”. 
 

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