Il funerale su Youtube per Martina, morta di Covid. Quando anche il dolore è “da remoto”


Nella foto profilo, che resta lì, su Facebook, a parlare di lei senza di lei, c’è un abbraccio. C’è Martina che abbraccia il suo ragazzo, con uno scorcio di lago alle spalle. Il gesto che da mesi è il più impraticabile, il più inopportuno: come un segno di vita da un mondo anteriore. Nella prima ondata della pandemia, Martina aveva modificato la foto inscrivendo l’abbraccio in un cerchio tricolore. Sotto, la scritta “io resto a casa” e l’hashtag #fermiamoloinsieme.

Martina è morta a causa del Covid-19, aveva 21 anni, è una delle vittime più giovani. A Luzzara, provincia di Reggio Emilia, i suoi amici l’hanno salutata con il verso di una canzone: «Abbi cura di splendere». Sulla bara, una corona di rose bianche. Il suo nome si aggiunge alla conta luttuosa dei caduti di questa terribile stagione: sta nel novero quotidianamente aggiornato, la cifra neutra e angosciosa di ogni tardo pomeriggio. Quarantottomila e più storie, da quando tutto è cominciato anche nel nostro Paese: come faremo a raccontarle? Eppure, dovremmo. A maggior ragione in memoria di chi non è stato accompagnato nel congedo, di chi non ha avuto un rito funebre. Ne ha parlato su Repubblica Michela Murgia: «La percezione delle morti da coronavirus somiglia più a quella per le perdite causate da un terremoto che a quelle per una patologia e necessita di riti pensati appositamente. Nessuno stupore. Ci siamo creduti una società ormai anti-ritualista, ma il Covid ci ha fatto riscoprire che nei passaggi di vita restiamo una specie tribale, disperatamente bisognosa di codici emotivi condivisi».

Martina, funerali su Youtube per la più giovane vittima del Covid in Emilia




Il funerale di Martina c’è stato. Con un piccolo drappello di parenti, amici, conoscenti. Non c’erano però i suoi genitori. E nemmeno sua sorella. Chiusi in casa perché contagiati. Anche per questa ragione, le esequie di Martina sono state trasmesse in streaming su YouTube. Per consentire alle persone più vicine a lei di partecipare a quel rito. «La tecnologia può essere fondamentale» aveva scritto Murgia, «se usata in modo empatico e creativo». Siamo abituati dalla televisione ai funerali in diretta: capi di governo, papi, star del mondo dello spettacolo. Talvolta, accade per vittime di stragi, di calamità naturali. Talvolta accade per quelli che chiamiamo servitori dello Stato. Ma poche, pochissime – fra milioni di vite umane – sono quelle destinate alla dimensione pubblica del lutto. Così, nel caso di Martina, si attiva uno strano e doloroso cortocircuito tra pubblico e privato, tra uno spazio pubblico che, per paradosso, assume una straziante funzione soprattutto privata.

Il video è rimasto lì, nel canale YouTube dell’Oratorio di Luzzara, con il titolo “Messa di saluto a Martina”. Tra i cinquemila che l’hanno visto, in cinque hanno sentito l’esigenza di cliccare sul pollice rovesciato del “dislike”. Per protesta con chi? Qual è il punto? Il parroco parla della funzione «non sostitutiva ma rappresentativa» del rito: «Rappresentiamo tante altre persone che non vediamo ma che ci vedono, qui sulla Terra ma anche dal cielo». E di un’altra funzione “sanificatrice” delle esequie, aggettivo che in tempo di pandemia suona beffardo. Ma lui si riferisce a ciò che trasforma, per chi crede, una liturgia funebre, «per il distacco, che è reale», in una liturgia pasquale. La scena ci mette di fronte a un ulteriore, imprevisto, inusitato passaggio di questa stagione: lo schermo su cui, “da remoto”, passano le vicende del mondo è lo stesso schermo da cui può passare il segmento più doloroso di un’esistenza – quello in cui diciamo addio a coloro che amiamo. Costretti nella posizione – assurda, straniante, ingiusta – di spettatori lontani della nostra vita, del nostro stesso dolore.

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