Decreto ristori, dagli indennizzi ai bonus: come ottenere i contributi pubblici


MILANO – Indennizzi collegati alla perdita del fatturato a causa della limitazione degli orari di attività, bonus per i lavoratori dello spettacolo, stagionali e altre categorie, un prolungamento della cassa integrazione di emergenza. Sono alcune delle principali misure messe in campo dal governo nel decreto “ristori”. Ecco come sarà possibile ottenere le risorse.

Contributi a fondo perduto, indennizzi automatici per chi li ha già chiesti

Come spiegato anche questa mattina dal ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, gli indennizzi per le attività parametrati alla perdita del fatturato registrato in primavera arriveranno in modo automatico direttamente sul conto corrente di chi ne ha già fatto richiesta entro il 15 novembre. Non servirà quindi una nuova domanda. Chi invece non aveva fatto domanda in primavera potrà farlo ora, sempre attraverso il canale dell’Agenzia delle Entrate, e in questo caso il governo assicura che il pagamento arriverà entro il prossimo 15 dicembre.

Rimborsi a chi ha chiuso. Mille euro agli stagionali

di

Roberto Petrini




Stop a Imu e credito di imposta affitti, lo sconto al momento del pagamento delle tasse

Il governo viene incontro alle imprese anche con altre due misure. La prima è la sospensione della seconda rata Imu, in pagamento a dicembre, per tutte le aziende coinvolte dal nuovo parziale lockdown. La seconda è l’estensione di tre mesi del credito di imposta al 60% per i canoni di locazione e al 30% per l’affitto dei rami di azienda già introdotti nei mesi passati e valido solo fino a settembre. In sostanza, al versamento delle imposte, le aziende potranno portare una quota maggiore di spese in detrazione rispetto alle norme in vigore. Anche se non rappresenta un contributo diretto, si tratta comunque di un massiccio sconto sulle tasse da pagare.

Bonus 1000 euro per stagionali e lavoratori dello spettacolo, sarà Inps a pagare

Il decreto rinnova il bonus da 1000 euro già previsto nel decreto agosto e riservato ai lavoratori stagionali del turismo e degli stabilimenti termali, ai lavoratori del mondo delle spettacolo e a quelli delle vendite a domicilio. L’indennizzo in questo caso era stato erogato dall’Inps e – in assenza di istruzioni operative più chiare – dovrebbe essere ancora la stessa Inps a versare anche questa nuova tranche. Il governo non ha chiarito ancora se l’operazione avverrà in maniera automatica o a fronte di una nuova domanda. Escluse per il momento invece le partite Iva “tradizionali” e i professionisti iscritti alle casse di previdenza private.

Cassa integrazione estesa, nessuna richiesta da parte dei lavoratori

Il decreto ristori estende poi al 31 gennaio e per altre sei settimane la finestra entro la quale le imprese possono chiedere la cassa integrazione per i propri dipendenti. Il meccanismo ricalca esattamente quanto previsto già nel decreto agosto, cioè condiziona l’accesso alla cassa al pagamento di un contributo in relazione al caso di fatturato registrato durante l’emergenza Covid. Resta comunque nel testo un passaggio importante ancora da chiarire, visto che nelle utlime bozze del testo si spiega che sarebbero esonerati dal contributo i “datori di lavoro appartenenti ai settori interessati dai provvedimenti che dispongono la chiusura o la limitazione delle attività economiche e produttive al fine di fronteggiare l’emergenza epidemiologica”. Le stesse imprese dal Dpcm quindi potrebbero non dovere sostenere la contribuzione per la cig, indipendentemente dai cali di fatturato.

Quanto alle modalità, nulla cambia rispetto al passato. Sarà il datore di lavoro a presentare la domanda all’Inps accompagnando la richiesta all’autocertificazione relativa al calo del fatturato. L’istituto autorizza in seguito la richiesta e sulla base del calo di fatturato denunciato calcola l’aliquota di contribuzione per il datore di lavoro. Ottenuta l’autorizzazione i lavoratori ricevono il proprio trattamento direttamente dell’Inps, senza dovere inoltrare alcuna richiesta, fatta salva sempre comunque la possibilità da parte del datore di lavoro di anticipare una parte della Cig.

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