Superbonus, tutte le questioni aperte che rallentano il via ai lavori edilizi


Superbonus sì, no, forse. A 55 giorni dalla pubblicazione della circolare 24 delle Entrate con i “primi chiarimenti” sulle novità introdotte dal decreto Rilancio sono ancora molte le questioni irrisolte che rendono complicato dare il via ai lavori, a partire da quelli condominiali. Le indicazioni date finora dall’Agenzia in alcuni punti risultano infatti più restrittive rispetto al testo di legge, e non c’è una lista dettagliata dei contribuenti che non pagano Irpef ma hanno comunque diritto a sconto in fattura o cessione del credito, il che rende più difficili le decisioni anche quando il condominio trova imprese disposte, appunto, allo sconto in fattura. E come se non bastasse manca ancora la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dei decreti attuativi del Ministero dello sviluppo economico. L’incertezza, insomma, regna sovrana.

Superbonus edilizio, tutte le regole per sfruttare lo sconto fiscale. E il Mise punta a una proroga (almeno) triennale

Immobili di lusso e non residenziali

Una prima lista di perplessità viene da un’indagine della Confedilizia che ha raccolto i dubbi degli amministratori di condominio in caso di presenza in uno stesso fabbricato di unità immobiliari appartenenti a categorie catastali differenti. I proprietari degli appartamenti A/1, immobili catalogati “di lusso”, non hanno diritto al Superbonus. Non è chiaro, però, se il divieto riguarda anche i lavori sulle parti comuni. C’è poi l’esclusione dall’agevolazione per locali commerciali e uffici se questi superano la superficie delle unità residenziali presenti nel condominio. L’esclusione però in questo caso non è prevista dalla legge ma sulla base dell’interpretazione data dall’Agenzia delle entrate, anche se l’ecobonus con le aliquote ordinarie è riconosciuto sugli immobili di qualunque categoria, compresi quelli produttivi e agricoli.

Il periodo transitorio in attesa dei decreti

La mancata la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dei due decreti del Mise, poi, crea non pochi problemi operativi anche a chi avrebbe intenzione di avviare subito gli interventi. Secondo quanto prevede il decreto Requisiti minimi, infatti, i nuovi requisiti tecnici si applicheranno solo agli interventi la cui data di inizio lavori sia successiva all’entrata in vigore del decreto stesso, ossia, appunto, dopo la sua pubblicazione. Per i lavori iniziati in precedenza si applicano, invece le disposizioni meno restrittive attualmente in vigore. Quindi un Superbonus con requisiti diversi a seconda delle date, e non poche complicazioni per chi deve asseverare i lavori.

La nuova definzione degli impianti termici

Altro problema, poi, è dato dai mancati chiarimenti dell’Enea in riferimento alla nuova definizione di impianti termici. Dal testo della direttiva CE in materia in vigore dall’11 giugno scorso, è sparito infatti il riferimento all’esclusione di stufe e caminetti dalla lista degli impianti, nella quale rientravano in precedenza se garantivano un rendimento minimo prefissato. Ora stufe e caminetti non sono ci sono più, e questo lascia spazio a tutte le interpretazioni. La norma, infatti, può essere letta sia in maniera restrittiva: “niente Superbonus senza termosifoni “, sia estensiva: “basta una stufa per l’agevolazione”. Nell’incertezza, anche in questo caso, tutto fermo.

Chi è escluso dalla cessione del credito

Infine manca ancora la lista definitiva dei contribuenti che possono accedere allo sconto in fattura o alla cessione del credito anche se non pagano Irpef. L’Agenzia nella circolare 24 ha indicato tra i soggetti che possono esercitare l’opzione, oltre gli incapienti che non pagano Irpef a sufficienza, i titolari di redditi assoggettati a tassazione separata, e a imposta sostitutiva. A titolo di esempio, però, l’Agenzia indica solo i contribuenti che aderiscono al regime forfetario. Nulla è detto, invece per chi possiede solo redditi da cedolare secca (anche questa è un’imposta sostitutiva), oppure per i residenti all’estero che non hanno redditi in Italia ma pagano l’Imu, che è a sua volta un’imposta sostitutiva. Chiaramente in queste situazioni in attesa di risposte nessuno si azzarda a dire sì ai lavori col rischio di ritrovarsi poi a dover pagare senza poter rientrare in nessun modo dalle spese.


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