La 24 Ore di Le Mans dalla A alla Z tra storia e futuro


Dalla A di Audi alla Z di Zytec passando per Hypercar, Larrousse e Alboreto, l’alfabeto della gara di endurance più famosa al mondo

Vicenzo Bajardi

L’alfabeto italiano è composto da 21 lettere. Nella pratica ne sono utilizzate anche altre cinque (straniere). Attraverso queste iniziali (cone le lettere straniere in coda) ripercorriamo la storia della 24 Ore di Le Mans, la famosa gara di durata che si disputa in Francia dal 1923, soffermandoci sugli episodi più curiosi ed inediti.

AUDI

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Tredici vittorie e sedici anni di successi a Le Mans per Audi, una stupenda storia iniziata nel 2000 ma poi interrotta dalla decisione del ritiro del team tedesco per il Dieselgate del gruppo Volkswagen. Una Audi che ora si misura nella Formula E. Nel 2000 nasceva l’R8 e arrivava il trionfo, dopo Sebring, a Le Mans con Biela/Kristensen/Pirro. Una R8 che collezionava successi dal 2001 al 2005 anche con l’inserimento di Capello. Per non parlare dei sette titoli consecutivi dal 2000 al 2006 nell’American Le Mans Series, la vittoria dell’European Le Mans Series e della Le Mans Series nel 2004. Nel 2006 Audi presentava la R10 TDI e la R8. Assodato che il gasolio è il carburante vincente a Le Mans n Audi riducono il numero dei cilindri da 12 a 10 con potenza che supera i 600 Cv. La distanza in km maggiore mai raggiunta nella Mans, in una 24 Ore, per una velocità media di oltre 225 kmh l’ha percorsa nel 2010 l’Audi R15 TDI con al volante Bernhard/Dumas/Rockenfeller.

BRAND

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Sono dieci i brand che hanno vinto una sola volta questa gara: Aston Martin, Bmw, Chenard&Walcker, Delahaye, Lagonda, Mazda, McLaren, Renault, Talbot-Lago e Toyota.

CIRCUITO

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La struttura si trova a 200 km da Parigi, nella regione della Loira e ha subito varie modifiche nel corso del tempo. Oggi Le Mans ha una lunghezza di 13,626 km, uno dei circuiti più lunghi esistenti, 38 curve. Utilizza anche parte del tracciato permanente Bugatti, quello dove si corre normalmente anche con la Moto GP al quale si collegano strade dipartimentali normalmente aperte al traffico.

DODICI

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È il massimo di ore che può guidare un pilota. Normalmente i piloti fanno quattro turni di due ore ciascuno.

EDIZIONI

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Saranno 88, dopo l’appuntamento del 19 e 20 settembre, le gare endurance sul circuito de la Sarthe nei pressi di Le Mans. Viene organizzata dall’Aco (Automobile Club de l’Ouest), la più grande associazione motoristica francese situata nella regione occidentale della Francia e fondata nel 1906 da Gorges Durand, Georges Carel, Gustave Singher e Renè Pellier. È la gara più importante del campionato del mondo Endurance Fia.

FILM

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Non solo Steve McQueen con un cortometraggio girato durante la gara del 1970. C’è anche un film di produzione americana, della durata di 106 minuti, sulla 24 Ore di Le Mans: è uscito nel 1971 con la direzione di Lee H. Katzin (che sostituì sul set John Sturges), ambientato ovviamente sul circuito francese. Nel 2019 è arrivato anche Le Mans ‘66 – La grande sfida (Ford/Ferrari) del genere sportivo-drammatico con questa trama: quando scopre di non poter più gareggiare per problemi di cuore, il pilota Carroll Shelby lavora insieme al collaudatore Ken Miles per sconfiggere la Ferrari a bordo di un veicolo Ford. Regista James Mangold, musiche di Marco Beltram, premiato con l’Oscar al miglior montaggio, il cast è formato da Christian Bale (Ken Miles), Matt Damon (Carrol Shelby), John Bernthal (Lee Iacocca), Caitriona Balfe (Mollie Miles), Tracy Letts (Henry Ford II), Josh Lucas (Leo Beebe), Noah Jupe (Peter Miles).

GIRO

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Quello record, fino ad oggi, è di 1’31”975. La gara inizia subito con un punto impegnativo, la Chicane Dunlop, in salita, che si affronta dopo una forte staccata sbilanciata dal precedente curvone. Quindi discesa, lasciando il circuito permanente, con le veloci curve e controcurve Chapelle e Foret, quindi a Tertre Rouge, curva a gomito che immette sul rettifilo delle Hunaudieres. Tratto di oltre 5,9 km sul quale si sfiorano i 400 orari (e non a caso sono state posizionate due chicanes di rallentamento, la prima soprannominata Forza Motorsport, la seconda Michelin. Dopo una piega si arriva nella curva di Mulsanne, quindi due curve secche Indianapolis e Arnage. Quindi un rettilineo che precede le curve Porsche e la chicane finale battezzata Ford.

HYPERCAR

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C’è l’idea di utilizzare dal 2021 auto diverse, per ora definite Hypercar. Una scommessa audace ma che ha visto il benestare di Toyota, che proseguirà in questo tipo di corse senza Alonso (chiamato dal Ceo di Renault De Meo) e dall’Aston Martin smaniosa di tornare a lottare per la vittoria assoluta e non solo per quella fra le GT, rispolverando gli acuti della DBR1.

INCIDENTE PAUROSO NEL ‘55

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Furono 83 gli spettatori morti nell’incidente occorso nell’edizione del 1955, il più grave nella storia dell’automobilismo. In quell’occasione perse la vita anche il pilota Pierre Levegh che era al volante della SRL 300. Levegh classe 1905 corse nei primi anni del ’900 con il nome di Alfred Levegh. Il primo approccio con le corse arrivò come spettatore alla prima Le Mans, quella del 1923, vinta dai francesi Lagache e Leonard. Nel ‘51 Talbot offrì nuovamente a Levegh una opportunità e con Marchand si piazzò quarto.

LARROUSSE

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L’ex pilota della Porsche Gerard Larrousse ha festeggiato il 23 maggio scorso il suo 80° compleanno. Figlio del direttore di un’azienda tessile, è nato nel 1940 a Lione. A 21 anni, ancora studente dell’Ecole Superieure de Commerce di Parigi, partecipò al suo primo Rally. Nel ‘66 fu pilota ufficiale della Nsu France, poi ha guidato per Automobiles Alpine, con due anni di successi. Nel ‘68 diede spettacolo al Rally di Montecarlo con una Renault Alpine 1300 e fece sudare le proverbiali sette camicie a Vic Elford con la Porsche.Nel ‘69 vinse fra l’altro il Tour de Corse con la Porsche 911. Poi arrivarono le conferme della sua abilità a Le Mans con Herrmann secondo dietro a Ickx e Oliver solo per 120 metri. Posto d’onore l’anno successivo con Kauhsen. Un Larrousse che ha vinto la 12 Ore di Sebring e la 1000 km del Nurbungring con la 908/03 Spyder. Alla Porsche lo soprannominarono il Signore di Lione per la sua correttezza e velocità in pista. Le prime due vittorie a Le Mans arrivarono nel ‘73 e nel ‘74 con la Matra Simca con il connazionale Pescarolo. Nell’86 fondò il team di F1 Larrousse-Calmels. Oggi vive a Marsiglia.

MICHELE ALBORETO

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Ultimo italiano alla Ferrari, nel 2001, moriva a Desdra, dopo un incidente avvenuto sul circuito di Lausitzring dove stava eseguendo dei test su una Audi R8, una vettura per le American-LeMans series e per la corsa di Le Mans. Aveva esordito in F1 nel 1981 al GP di San Marino al volante della Tyrrell-Ford. Con la scuderia britannica aveva ottenuto due vittorie entrambe negli Usa. La sua migliore stagione con la Ferrari è stata nel 1985.

NIELSEN

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Ad abbassare il sipario sulla Jaguar è stato il tris Nielsen-Cobbe-Brundle nel 1990 con la XJR-12. Il danese John Nielsen aveva anche vinto il Gran Premio di Macao nell’84 ed è stato anche un campione tre volte nell’European Formula Super Vee. In precedenza si erano imposti Lammers-Dumfries-Wallace con la XJR-9 nell’88, Flockhart con Bueb e nel ‘57 con Sanderson con la D-Type, quindi Flockhart nel ‘56 e nel ‘57 e prima ancora Hawthorn sempre con la D-Type. Oggi Nielsen commenta la F1 sulla rete TV3 in Danimarca.

OTTO CARO AD ALONSO

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Il numero di gara della Toyota TS050 con la quale Fernando Alonso, nel 2019, ha concesso il bis in questa massacrante gara di durata. Il pilota di Oviedo ha vinto inoltre i Mondiali di F1 nel 2005 e nel 2006 con la Renault ed anche la 24 Ore di Daytona nello scorso anno. Ha ricevuto la medaglia d’oro dell’ordine reale del merito sportivo.

PORSCHE

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Sono diciannove i successi del marchio tedesco, il costruttore più vittorioso. Porsche ha conseguito la sua prima vittoria assoluta con la 917 KH da 580 Cv il 14 giugno 1970. E 50 anni dopo, nello scorso giugno, il Museo Porsche espone la vettura che ha vinto per la prima volta. Nel ‘74 arrivava l’era del turbo con la 911 Carrera RSR 2.1 Turbo. Con la 936 Spyder il marchio è stato protagonista nel ‘76 della prima vettura di un’auto con motore turbo nella storia della gara. Fra l’81 e l’87 le Porsche erano imbattibili a Le Mans anche con la 956, la 962 C. Gli Anni 90 sono stati contrassegnati da quattro vittorie assolute. Nell’88 la 911 GT1 ha introdotto la prima monoscocca in fibra di carbonio aggiudicandosi la vittoria in concomitanza con il 50° anniversario della concessione a Porsche della licenza per la sua prima vettura sportiva, la 356 Numero 1 Roadster. Per la cronaca sono state undici le vittorie di categoria fra il ‘99 ed il 2018. Con 108 vittorie di categoria e 19 vittorie assolute Porsche è stata la casa automobilistica che ha riscosso più successi nei quasi 100 anni di storia di Le Mans.

Quattordici e trenta

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È l’ora di partenza e di fine della gara. Particolare curioso: sono 48 gli pneumatici a disposizione per ciascuna squadra per l’intero weekend della corsa.

RAHEL, LA NOTA ROSA

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Va ricordato che nell’ultima edizione ha preso il via anche un equipaggio interamente femminile composto dall’italiana Manuela Gostner, dalla svizzera Rahel Frey e dalla danese Michelle Gatting con una Ferrari 488 Gte.

SETTE

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Il numero dei rapporti del cambio della maggior parte delle auto che corrono la 24 Ore di Le Mans sono sette. I pistoncini delle pinze dei freni che mordono dischi sono sei, in ghisa quelli delle GT e in carbonio quelle dei prototipi. Tutti i team sono forniti dall’italiana Brembo.

TETTO VELOCISTICO

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La velocità massima di 405 kmh l’ha firmata Roger Dorchy nel 1988 al volante di una WM 88 motorizzata Peugeot.

UBER ALLES

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Il termine tedesco significa sopratutto. Attenzione dunque al Covid-19 che ha registrato nuovo record di contagi con il premier Jean Castex che ha rivolto un ennesimo appello alla popolazione, perché rispetti le norme igieniche e di distanziamento sociale e indossi le mascherine. Una situazione preoccupante anche per il record di presenze degli appassionati. L’anno scorso c’erano 263.500 persone.

VINCITORI

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Ad aprire l’albo d’oro nel 1923 Lagache-Leonard (Chenard&Walcker). Le prime vittorie con vetture italiane aperte nel 1931 dall’Alfa Romeo 8C di Howe-Birkin, nel ‘49 fu la volta della Ferrari 166 MM di Chinetti- Mitchell Thompson, della Ferrari 375 Plus nel ‘54 di Gonzales-Trintignant, della Ferrari 250 di Gendebien-Hill nel ‘58, Gendebien, poi vinse ancora con Frere, 2 volte con Hill anche con una 330. Nel ‘63 Scarfiotti trionfò con Bandini con la 250P, quindi Guichet-Vaccarella con la 275p nel 1964 e Rindt-Gregory con la 250 LM l’anno dopo. Da ricordare anche i sette successi di Ickx (’69 con Oliver e la Ford, quindi dal ‘75 al ‘77 con la Bell Mirage e con la Porsche e il suo record di pole position nel ‘75, ‘78, ‘81, 82’ e ‘83), il tris di Pescarolo con la Matra con Hill e poi con Larrousse. Piace ricordare anche le vittorie di Alboreto con Johansson e Kristensen con la Twr Porsche, le cinque di Pirro con l’Audi insieme a Biela, Kristensen e Werner. Nello scorso anno hanno vinto Alonso-Nakajima e Bluemi con la Toyota TS050 hybrid (lo spagnolo ha così concesso il bis). Grazie a questo successo il trio ha conquistato il titolo di campione del mondo del Wec mentre il team italiano AF Corse si è aggiudicato con la Ferrari 488 Gte Evo la categoria delle derivate di serie con Pier Guidi, James Calado e Daniel Serra. Per quanto concerne le altre classi, nella LMP2 si è imposta l’Alpine A470 del team Signatech Alpine Matmut, nella LmGte Am a primeggiare è stata la Ford GT.

ZYTEK

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Sono sedici gli anni del pilota più giovane che abbia partecipato alla 24 Ore: è l’americano Matt McCurry che nel 2014 ha corso al volante di una Zytek nella classe Lmp2. Zytek produce anche il motore ZRS03, un V8 aspirato da 3,4 litri e 530 cv e 447 Nm. Adesso la Gibson Technology, sino al 2014 Zytek Engineering, è l’unico fornitore di motori per la classe Lmp2 con un 4,2 litri V8 da 600 cv.

JASSAUD-J. ABOUILLE

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Jean Pierre Jassaud, nato a Caen il 3 giugno 1973 ha vinto due volte: nel ‘78 su Alpine A442B con Pironi e nell’80 con Jean Rondeau su Rondeau M379B Ford Coswort. Jean Pierre Jabouille debuttò alla 24 Ore nel ‘68 con una Alpine A220 con Guichet ma si ritirò. Il primo podio a Le Mans, terzo, nel ‘73 con una Matra Simca MS670B con Jassaud, stesso piazzamento l’anno successivo con Migault con identica vettura e poi debutto in F1 con la Tyrrell nel GP Francia, dodicesimo, poi si laurea campione europeo F2 nel ‘76. Nell’82 diventa manager della Ligier.

KRISTENSEN

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Il pilota che l’ha vinta di più è il danese Tom Kristensen, ben nove volte, di cui sei consecutive. Ha vinto nelle edizioni del 1997, 2000, 2001, 2002, 2003, 2004, 2005, 2008 e 2013. Al volante di Audi, Bentley e Porsche. È nato a Hobro il 7 luglio 1967. Ed è soprannominato Mister Le Mans. Fra i suoi impegni anche quello di Ambassador per Audi e di speaker. Ha scritto anche un libro intitolato The Book. Il team che ha fatto firmato tredici successi è il Joest Racing.

X

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È l’unica lettera dell’alfabeto che non ha punti in comune con la 24 Ore francese.

WEIDLER E WAWICK

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Nel ‘91 fu una Mazda, la 787B a vincere con il terzetto Weidler-Herbert-Gachot e l’anno successivo toccò alla Peugeot 905 di Wawick Dalmas-Blundell.

YAHOO

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Anche il celebre motore di ricerca fondato da Jerry Yang e David Filo, tra i primi ad entrare nel computer degli italiani, ha risposto alle domande degli utenti registrati che chiedevano delucidazioni e particolari inediti sulla gara francese. Nino Vaccarella, ad esempio, il preside volante, il re della Targa Florio, l’ultimo pilota italiano a vincere la 24 Ore con la Ferrari 275P con Guichet nel ‘94, oggi 85 enne, confessò “che la corsa che ha amato di più è stata quella francese perché ti senti con l’auto giusta al momento giusto, potenza e velocità in perfetta simbiosi, con la possibilità di sfruttare tutti i cavalli a disposizione senza sentirti imbrigliato”. Per il belga Ickx sei volte sul gradino più alto del podio “la 24 Ore era come una corsa di F1, con duelli incredibili, con i piloti che andavano al limite per tutta la durata della gara, con strategie e interventi di manutenzione ai box incredibili”.

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