Mugnano, in un cimitero della camorra trovati tre cadaveri dopo undici anni



Mugnano, un cimitero di camorra a due passi dalla Circumvallazione esterna. Undici anni dopo l’omicidio, vengono ritrovati i cadaveri di tre vittime di un caso di “Lupara bianca” consumato durante le faide per il controllo del mercato della droga combattute nella periferia settentrionale di Napoli. Le indagini difensive condotte dal penalista Luigi Senese hanno portato alla scoperta, in un appezzamento di terreno diverso da quello indicato da un collaboratore di giustizia, dei corpi senza vita del boss Vincenzo Russo, soprannominato “Doberman”, del figlio Francesco e di Vincenzo Moscatiello.

Le ricerche sono state condotte sotto il coordinamento dei carabinieri. Per il delitto, che secondo la ricostruzione accusatoria sarebbe stato deciso a seguito di un patto stretto fra gli “scissionisti” di Scampia e il clan Lo Russo, sono stati condannati all’ergastolo in primo grado cinque imputati. Nell’interesse di due imputati, Carmine Amato e Francesco Biancolella, l’avvocato Senese ha avviato indagini difensive. Amato ha confessato il delitto ma ha smentito la versione del pentito Cerrato, che dolpo le prime ricerche rimaste senza esito aveva parlato di uno spostamento dei cadaveri rispetto all’originario luogo di sepoltura. Biancolella si professa innocente. Ora la svolta potrebbe essere utilizzata durante il processo d’appello dall’avvocato per contestare l’attendibilità del collaboratore di giustizia.

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