Atalanta, pile da ricaricare. Gasp avverte: “In Champions sarà dura”


Che l’arbitro di Atalanta-Inter sia stato Giacomelli (all’ultima partita prima del ritiro), ovvero lo stesso di Juve-Atalanta, “quel” Juve-Atalanta, con i due rigori alla Juve di cui il secondo, mani di Muriel netto, e il primo, braccio di De Roon, decisamente meno, ma le regole ormai sono queste, ecco, la coincidenza dell’arbitro è stato un segno del destino notato da pochi. Perché con Giacomelli l’11 luglio i bergamaschi salutarono le ultime chance di scudetto, restando a 9 punti dai bianconceri, mentre ieri hanno salutato il secondo posto, divenuto dopo il match di Torino il vero obiettivo in serie A.



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Atalanta, Ilicic torna a farsi vedere sui social con selfie e foto di squadra

Senza nessun ruolo decisivo del direttore di gara triestino stavolta: tutto si è giocato nel confronto in campo e ha nettamente vinto, non solo nel punteggio, l’Inter. Che ha avuto un approccio più deciso e chiaro alla partita, e la riprova è stato un gol segnato già al 1′, benché con molte colpe atalantine. Di lì in poi il divario è nettamente aumentato, e alla fine i gol di scarto potevano essere anche più di due. La differenza, per usare un luogo comune che come tutti i luoghi comuni contiene spesso una verità, l’hanno fatta le motivazioni. All’Inter interessava eccome arrivare al secondo posto, mentre l’Atalanta già da un paio di settimane pensa solo alla Champions League: il 12 ci sono i quarti di finale in gara unica contro il Paris Saint Germain, una corazzata sì, ma come tutte le corazzate potrebbe anche affondare, perdipiù in partita unica, perdipiù se privata di Mbappè e forse anche di Icardi. Diciamo che l’impresa è difficile, ma non impossibile, tantopiù che fino ai quarti l’Atalanta non era mai arrivata e anche se uscisse resterebbero gli 8 gol rifilati al Valencia negli ottavi a connotare una stagione. Per cui concentrazione e cuor leggero al contempo, anche se questo ha significato non giocarsi fino in fondo la chance finale del secondo posto, in casa, in uno scontro diretto. E grazie al Napoli che ha battuto la Lazio sennò sarebbe arrivato addirittura il quarto, invece del terzo.



Serie A

Atalanta-Inter 0-2, D’Ambrosio e Young regalano il secondo posto a Conte

Ma che ormai si pensi ad altro a Bergamo è chiaro fin dalle parole di Gasperini: “Questo è stato il miglior test in vista del Psg, perché la sconfitta ci ha dato una bella sveglia, ora abbiamo una decina di giorni per rimetterci a posto. L’inter ci ha aggredito, ha giocato con qualità, forse è emersa anche un po’ di stanchezza. Ma abbiamo capito che in Champions così sarà dura”. Aggiungiamoci una prestazione comunque al risparmio, visto quanto poco hanno corso anche giocatori che della gamba lunga hanno fatto la propria caratteristica, come i giocatori sulle fasce, e infatti i gol dell’Inter sono venuti proprio dai laterali del 3-5-2 di Conte. La stagione è stata infinita, d’altronde, e dei momenti di calo sono inevitabili, anche per Gasp che del podismo, e della crescita atletica nel corso della stagione, è uno specialista. E di cali nelle ultime settimane l’Atalanta ne ha avuti, più di forma che di risultati per sua fortuna.



Atalanta

Atalanta, Gasperini: “L’Inter ci ha dato una bella sveglia”

Conviene davvero archiviare un campionato lunghissimo, e non solo perché iniziato nell’agosto scorso, 12 mesi fa, e pieno di tantissime cose. Una partenza lenta, o meglio puntata sul girone di Champions che prima sembrava straperso e poi è stato riacciuffato all’ultima giornata, con una classifica in serie A deficitaria fino a fine anno solare, per poi anche qui rimediare e iniziare una cavalcata entusiasmante a colpi di gol: alla fine sono stati 98, obiettivo 100 mancato. Ma sarebbe stato più che centrato (non c’è controprova, ma si va a deduzione) se ci fosse stato anche Josip Ilicic, che dopo il lockdown non è stato più lui. Le illazioni sulla sua assenza (ultima presenza, proprio nella fatal Torino, un’oretta senza sugo in una squadra che girava a mille) sono state tante, alcune dolorose per come toccavano affetti famigliari. Diciamo che la sensibilità che lo sloveno ha nei piedi l’ha anche nella testa – non capita spessissimo ai calciatori – e l’aver vissuto la pandemia isolato in una delle città più colpite dal virus si è sommato ai terribili ricordi di una guerra vista davanti a casa da bambino. Ma l’Atalanta lo sta proteggendo con un catenaccio tenace e grintoso ben migliore di come difende i risultati in campo, e prima o poi la Nonna (il suo soprannome per come anche in allenamento vive ogni piccolo dolore del corpo) tornerà. Più poi che prima, pare. Ovvero, ben difficile averlo in campo a Lisbona, che sia contro il Psg o in uno degli eventuali match successivi.

E anche la vicenda dello sloveno può essere una lezione per il futuro. Se l’Atalanta vuole migliorare ulteriormente deve probabilmente ampliare ancora un po’ la rosa: dipendere dai campioni è sempre meglio che dipendere da giocatori scarsi, ma non dipendere da nessuno è anche meglio. Possibile, soprattutto in una squadra in cui – malgrado nomi come Gomez, Zapata, Muriel, appunto Ilicic – la vera differenza la fanno gli schemi. Qualche giocatore in più per dare riposo a tutti e ovviare a inevitabili infortuni e cali di forma (vedi quello delle ultime giornate di campionato) sarà indispensabile. Ovviamente qualche giocatore così dotato di gambe e di cervello da potersi adattare alle richieste dell’allenatore. Ma su questo la società Atalanta non ha bisogno certo di farsi spiegare nulla.



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Mario Calabresi
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