La carica dei 250 attori italiani: “Un’associazione per difendere i nostri diritti”


ROMA – Oltre 250 attori italiani danno vita all’associazione Unita. Il loro obiettivo è avere un ruolo – è il caso di dire – e voce in capitolo ai tavoli politici e istituzionali che fissano le regole della professione. L’impegno di Unita peserà soprattutto in questi mesi di faticosa ripresa, dopo che il meteorite Covid-19 ha investito anche il mondo dello spettacolo.

Ma si guarda più lontano. Film e serie italiane sono sempre più presenti sulle nuove web tv planetarie (Netflix in testa) e le stesse società di telecomunicazioni hanno fame di contenuti e show. Nel nuovo scenario in evoluzione, i nostri attori non vogliono fare da semplici comparse.
 

Spiega Vittoria Puccini, presidente di Unita: “Il nostro settore – che vale oltre un miliardo di euro – ricopre una funzione importante anche per la società, perché cinema e teatro formano le persone e sono custodi della nostra storia. Per questo come associazione vogliamo si parli di più di cultura e spettacolo come elementi strategici per la crescita del Paese, e dell’attore come una figura da tutelare”.

“Il nostro slogan – diverse interpretazioni uguali diritti – vuole significare che gli attori meritano adeguate tutele come qualsiasi altro lavoratore, mentre oggi resta decisivo il potere contrattuale del singolo”. Oggi prendono forma discriminazioni ai danni della categoria e soprattutto dei professionisti più giovani e deboli “in assenza di un quadro normativo certo”.

Dice Fabrizia Sacchi, vice presidente di Unita: “Sappiamo bene che i lavoratori italiani in difficoltà sono milioni, in tante categorie. Dunque non guardiamo in modo malevolo alle iniziative che il governo Conte sta prendendo per noi dello spettacolo o al decreto Rilancio. Nè chiediamo un occhio di riguardo. Vorremmo però che venissero risolte anomalie e storture del sistema con un sguardo lungimirante e di lungo periodo. Bisogna andare al di là di questa congiuntura d’emergenza”.

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“Mi riferisco, ad esempio, alla distribuzione delle risorse del Fondo Unico dello Spettacolo. Noi dopo troppi anni di assenza vogliamo sederci nuovamente al tavolo del Consiglio Nazionale dello Spettacolo e mettere a disposizione il nostro know how per ridare slancio a questo settore, a partire dai teatri”.

Aggiunge la Tesoriera Cristiana Capotondi: “Oggi l’attore è una figura più ricca e complessa di quanto si immagina. Ci sono attori che scrivono sceneggiature, che producono film e serie. Possiamo dare molto e forse meritiamo un maggiore supporto”.
 
Ecco allora – dallo Statuto – gli obiettivi strategici di Unita:
– contribuire alla stesura e alla approvazione di un Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro per l’Audiovisivo e alla revisione del Contratto del 2018 per gli scritturati della prosa;
– promuovere la professione attoriale, nello spettacolo dal vivo e nell’audiovisivo, soprattutto nelle scuole e nelle università;
– assicurare pari dignità alle lavoratrici donne, anche in termini economici;
– completare il percorso che creerà un Registro degli attori, in modo da inquadrare la categoria secondo criteri professionali;
– sostenere gli artisti associati nella difesa dei loro interessi morali, economici e professionali con un supporto legale.

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L’associazione muove i suoi primi passi in un momento carico di luci e di ombre. Il coronavirus ha bloccato progetti, produzioni, riprese con grave danno per tutti gli attori italiani. Nello stesso momento le web tv planetarie – Netflix, Apple+, Disney – trasmettono i nostri film e le serie mostrando al mondo i migliori interpreti nazionali. È una opportunità grande per attori, registi, produttori.

Alcune emittenti – vecchie e nuove, però – non riconoscono agli artisti i diritti connessi che sono obbligatori quando un’opera viene proposta su altri supporti o replicata in televisione come anche via Internet. Questa mancanza sottrae a tanti nostri interpreti un equo compenso, un salario differito cui hanno diritto.
 
Unita vuole dire la sua sui diritti connessi e su infiniti altri problemi. Con questo spirito – dice ancora la Capotondi – “ci siamo presentati alle altre associazioni del nostro mondo a partire da Anica. Siamo stati accolti, da tutti, con interesse e rispetto”.