L’incertezza su Cina e Hong Kong pesa sui mercati. Milano riesce a tornare in positivo



MILANO – Ore 12:40. Le tensioni geopolitiche che ruotano intorno alla Cina tornano a pesare sui mercati finanziari, mentre si manifesta con sempre maggior chiarezza – si pensi ai dati sul lavoro negli Usa o in Italia – la devastazione della pandemia sul tessuto produttivo. Tanto da portare Pechino a non fissarsi obiettivi di crescita per l’anno in corso, come non accadeva dal 1990.

I mercati europei partono in negativo, poi recuperano un poco. Restano incerti i future sugli scambi americani che oggi chiuderanno un’ora prima, in vista del lungo weekend del Memorial Day. Milano è la più decisa, grazie alla buona verve delle banche, e a metà giornata si porta in rialzo dello 0,8%. I titoli finanziari italiani beneficiano del calo dello spread in area 210 punti base. Restano in rosso, pur limando il passivo, le altre: Francoforte -0,4%, Parigi cede lo 0,15% mentre Londra resta la più attardata a -1%.

Giovedì sera, Wall Street ha chiuso la seduta in ribsasso pagando le crescenti tensioni geopolitiche tra gli Usa e paesi come la Russia e la Cina. Parlando ai giornalisti, il presidente Trump ha confermato che Washington abbandonerà il trattato Open Skies a causa di presunte violazioni da parte di Mosca e ha minacciato una dura reazione se Pechino dovesse imporre una nuova legislazione sulla sicurezza nazionale ad Hong Kong, nel tentativo di spegnere le proteste pro-democrazia nell’ex colonia britannica. Una evenienza che ha portato la Borsa di Hong Kong a crollare del 5,5% finale per il timore delle annunciate “misure legali forti” per la sicurezza dell’ex colonia britannica. Tokyo ha perso invece lo 0,8%.

Il discorso annuale del premier cinese Li Keqiang ha provato a gettare acqua sul fuoco, confermando l’impegno a lavorare con gli Usa per dar seguito agli accordi sul commercio di Fase 1, che rischiano di esser spazzati via dal coronavirus.

Al di là delle tensioni politiche, resta aperta la ferita economica della pandemia. Come detto, per la prima volta dal 1990 Pechino ha deciso di non porsi obiettivi annui di crescita del Pil alimentando le incertezze. Sugli investitori ha pesato anche il dato che ha evidenziato come la scorsa settimana altre 2,43 milioni di persone hanno fatto richiesta per i sussidi di disoccupazione portando il numero totale di coloro che sono rimasti senza lavoro dall’inizio dell’emergenza da coronavirus negli Stati Uniti a quasi 39 milioni. L’incertezza sul futuro dell’economia cinese ha spinto in basso il petrolio: per il Wti un ribasso del 6,3% a 31,79 dollari al barile. Anche il Brent ha registrato un netto calo del 5%, portandosi a 34,27 dollari. A beneficiare del quadro instabile è piuttosto l’oro che si è stabilizzato, dopo i recenti cali, a 1.727,39 dollari l’oncia.

L’euro è in lieve calo sul dollaro in avvio delle contrattazioni: la moneta unica europea passa di mano a 1,0929 a contro 1,0949 di ieri sera dopo la chiusura di Wall Street. Sullo yen la moneta unica è in leggero rialzo a 117,41.

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