Virus, la grande paura dei libri – La Stampa


I libri affrontano il loro momento più buio. Almeno in Italia, dove la grande distribuzione   e l’e-commerce – gli unici modi in cui si possa comprare un nuovo titolo in questi giorni di lockdown – non funzionano abbastanza per sostenere il mercato: le vendite di queste settimane sono al -75%. E dire che invece   in Gran Bretagna  sono salite le vendite   nei supermercati del 35% nel giro di una settimana. E la catena Waterstone ha visto un incremento degli acquisti online  del 400%.  Sia come sia, i dati dell’Osservatorio dell’Associazione Italiana Editori-AIE   dipingono una situazione gravissima: al 30 marzo la previsione è di 23.200 titoli in meno nel 2020,  circa il 30% dell’intera produzione. Il che significa  una riduzione delle copie stampate di – 49 milioni nel 2020, con effetti a cascata sulla filiera.   «Accendete un faro sul mondo del libro. Lo state perdendo» dice il presidente dell’Associazione Italiana Editori, Ricardo Franco Levi «in un appello  al governo e al Parlamento».

 Secondo i dati AIE cresce   la percentuale di editori (64%) che stanno attuando o programmando la cassa integrazione. Il 31% ha cambiato   piano editoriale, tagliando le uscite o riposizionandole nei mesi finali dell’anno. Il 98% degli editori – era il 91%  la scorsa settimana –   valuta il danno come «significativo o drammatico per l’intera filiera».  «I numeri sono impressionanti – dice Enrico Selva Coddé, ad di Mondadori Libri  – Da qualunque prospettiva li si voglia guardare, banalmente dimostrano quanto siano importanti, oggi più che mai, gli sforzi di tutti per garantire continuità e per tenere viva la più importante filiera dell’industria culturale italiana». Non è solo un problema di numeri, sottolinea su «La Stampa» il direttore del Salone del Libro Nicola Lagioia: «Le conseguenze culturali saranno enormi: il danno è alla cosiddetta “bibliodiversità”».

Si accende intanto il confronto sulla chiusura delle librerie: in un appello pubblicato il 1 aprile su «Il Manifesto»,  tra i firmatari Ginevra Bompiani,  Gianrico Carofiglio e Angelo Guglielmi, viene chiesta la riapertura. «Dateci pane per i nostri denti spirituali. Non di sola tachipirina vive l’uomo» sottolinea l’appello. «Le librerie aperte non creerebbero le file del supermercato, e darebbero ossigeno all’editoria libraria, su cui si regge gran parte della formazione culturale e della circolazione delle idee nel nostro paese».

Più cauta ADEI – l’Associazione degli Editori Indipendenti Italiani che rappresenta 250 editori, fra cui Astrolabio, Babalibri, e/o, Fazi, Iperborea, Marcos y Marcos, Minimum Fax, Sur, e la maggior parte delle Associazioni Regionali «Siamo i primi ad auspicare la riapertura delle librerie fisiche , ma occorre farlo in condizioni di sicurezza per chi ci lavora e per chi le frequenta». Il presidente di ADEI Marco Zapparoli   ricorda che «grazie al contributo degli editori, anche grandi, che hanno dato vita a iniziative come Libri da Asporto o Libri con le Ali, sono da poco possibili consegne a domicilio senza spese per i clienti. Un’iniziativa complessa e impegnativa, che permette di tenere vivo un rapporto con i lettori finché le condizioni sanitarie non permetteranno di tornare alla normalità».

Certo è, come   spiega  Stefano Mauri, presidente e amministratore delegato del Gruppo Editoriale Mauri Spagnol -GeMS: «se a maggio riapriranno le librerie molte aziende ce la possono quasi fare con strumenti ordinari, se si va oltre ci vuole la cura Draghi: i supermercati sono importanti ma l’offerta è limitata». Tra le novità che arriveranno in  libreria, Mauri segnala un titolo uscito il 2 aprile   del Gruppo GeMS che, ironia della sorte, sembra perfetto in questo momento di «arresti domiciliari».   «Allenamento Alcatraz»  «scritto da un carcerato  ed è un modo per tenersi in forma in uno spazio limitato sfruttando il peso del proprio corpo come  strumento».

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