Edoardo Pesce: “Ecco come sono diventato Albertone”


 
Per Edoardo Pesce entrare e uscire da un personaggio è essenzialmente una questione di peso specifico: grasso-magro, magro-grasso. E di tempi. Per il resto uno dei nostri attori più talentuosi del panorama internazionale, problemi non ne ha. Per diventare Alberto Sordi nel film tv “Permette? Alberto Sordi”, una coproduzione RaiFiction-Ocean Producions, in onda in prima visione martedì su Rai1 che si concentra sull’Albertone giovane e non ancora famoso, Pesce ha dovuto sfilarsi i panni di Brusca indossati per “Il cacciatore”. Invertiti i piani di produzione e’ stato tutto un rincorrere la forma/non forma.

Pesce come è andata?

“Ero troppo fighetto per essere credibile come il mafioso spietato, sembravo un lord inglese. Allora daje a mangiare. Poi ho avuto un mesetto per ritornare magro come era Sordi agli esordi. Infatti ho beccato la forma perfetta a tre quarti delle riprese. In più io ho 40 anni e nel biopic si parlava di un attore molto più giovane. Si copre un ventennio da quando lo cacciano dalla filodrammatica nel 37 al successo di “Un americano a Roma” nel 57″.
Secondo lei perché il regista Luca Manfredi ha scelto proprio lei?
“Me lo sono chiesto pure io. Quando sono sono stato chiamato per il provino non avevo capito che era per interpretare Sordi e continuavo a chiedere chi interpretasse Alberto. Dopo Otto ore di provino che sembrava un set abbiamo capito che funzionavo e il progetto è partito”.
Che idea si è fatto di Sordi?
“Mi è arrivato un Sordi che non conoscevo, come sfogliando un album di foto me lo sono avvicinato e mi ci sono affezionato. Mi sentivo osservato da lui, come una grande suggestione. Inoltre ero diretto da un regista che l’aveva conosciuto e che sapeva raccontarmelo. Mi aveva anche dato un  portachiavi che Sordi aveva regalato a Erminia Manfredi, la mamma di Luca e che portavo sempre con me”.
E adesso che fa?
“Sto chiuso in casa come tutti. Ho la fortuna di abitare in un appartamento alto con un balcone. Prendo il sole, mi alleno tantissimo, leggo molto, suono la chitarra e sto con me. Mi piace stare in una bolla, da “pesce” quale sono”.

Edoardo Pesce: “Ecco come sono diventato Albertone”

Allora, a proposito di clausura, quale film di Sordi consiglierebbe di rivedere a chi e’ chiuso in casa e quale è il suo preferito?
“Non solo consiglio uno dei miei preferiti ma anche quello meno conosciuto: “Il diavolo” con il quale Sordi vinse il Golden Globe. E’ Una storia di emancipazione, girato in Svezia e molto moderno. Partirono solo Sordi, il regista e il produttore. Gli attori erano tutti svedesi, cominciarono a girare sul treno che li portava su. A seguire consiglio “Detenuto in attesa di giudizio”, che gli fece vincere l’Orso d’Oro alla Berlinale”.
Sole, balcone, chitarra, pensa ai tanti progetti fermi?
“Certo, a dicembre dovrei fare uno spettacolo per la regia di Lorenzo Lavia a teatro e poi sto scrivendo uno spettacolo di teatro canzone anche divertente”.
Pensiamo positivo per allora saremo tornati alla normalità. Prima però potrebbe fare delle prove on line come tanti suoi colleghi.
“No, non mi piacciono le dirette Instagram per il teatro. Il teatro è a teatro e basta, live, io sono per la forma. Si sta insieme, con il pubblico in sala, altrimenti ci abituiamo a un mondo tutto surrogato”.
I ruoli brillanti le piacciono? In fondo noi la conosciamo fino ad oggi per l’interpretazione da manuale del pugile criminale Giancarlo Ricci in Dogman” di Matteo Garrone e per Giovanni Brusca del Cacciatore.
“La commedia, moltissimo. Ho iniziato con piccoli musical comici. E poi ora ci sarà anche Sordi”.
Lei ha in uscita due film d’autore e a giugno ne dovrebbe girare un terzo. Tra questi  “Gli indifferenti” di Leonardo Guerra Serragnoli con Valeria Bruni Tedeschi e Giovanna Mezzogiorno dove e’ Leo e un musical ambientato negli anni Venti, “The Land of Dreams”.
“In questo momento della mia vita sono contento di aver acquisito quell’esperienza che mi da la libertà di scegliere. Perciò cerco nuovi autori che hanno una visione diversa del cinema e che sanno rischiare. In ogni film cerco il modo di migliorarmi così che il set diventi una scuola. Mi piacciono i personaggi che richiedono sforzo, se ci sto scomodo è meglio e il film si fa laboratorio. Anche per questo Sordi è stato importante. Il primo protagonista assoluto della mia vita”.
In che film si immagina comodo invece?
“Suono la chitarra e amo il blues, allora un chitarrista on the road, un bluesman de noantri”.
Coronavirus permettendo  e’ felice in questo momento?
“Abbastanza e le crisi servono anche per smuovere. Sto con una ragazza da due anni e mezzo, non attrice, mai e lavoro bene. E che me manca? Giusto il circo”.

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