Santori: “Altre sei regioni aspettano le Sardine, e noi siamo pronti ad allargarci”


BOLOGNA. Mattia Santori dice che lui e le sue Sardine avrebbero bisogno di una vacanza e invece «ci sono sei regioni che ci chiamano ogni giorno perché hanno l’impellenza di combattere Salvini». Alla presentazione dell’associazione e rivista web «Cantiere Bologna», nata per ridare vita al centrosinistra cittadino, è lui l’ospite d’onore, nella Sala Borsa strapiena di gente: in prima fila c’è pure Pierferdinando Casini, fra il pubblico Flavia Prodi (moglie di Romano, ndr) e Sandra Zampa, che del professore è la storica portavoce.

I giornalisti lo assediano e Santori non si tira indietro: l’incontro col premier Conte? «Stiamo incrociando le agende». Il prossimo referendum sul taglio ai parlamentari? «Non sempre al nostro interno c’è una linea condivisa, non è detto che ci esporremo per un “no” o per un “sí”». La polemica con le Sardine romane? «Nessun problema, solo qualcuno che ha deciso che è in proprietà di 130 mila persone»”. E riguardo alle prossime scadenze elettorali regionali aggiunge: «Stiamo incontrando le singole realtà locali, ma Bologna non detta la linea, ogni coordinamento si comporta in autonomia».

La scadenza più vicina del movimento resta il congresso di Scampia a metà marzo, ma c’è pure spazio per una considerazione sugli effetti delle elezioni emiliano romagnole: «Salvini ha avuto una sconfitta pesante e la destra si è un po’ ridimensionata, è un bene se diventa più moderata». Intanto Casini se ne va, giusto il tempo di commentare «quando vedo gente che partecipa e non insulta è sempre positivo». Intanto Santori tiene banco davanti alla platea, sottolinea che il suo movimento si sta strutturando e definisce la foto con Benetton «un errore di strategia», insiste sul valore della partecipazione dopo «anni di 5 Stelle e di snobismo della sinistra», e punta il dito contro le gelosie che sorgono a sinistra e, talvolta, all’interno dello stesso movimento.

Domani le Sardine incontrano il ministro del Sud Provenzano, il processo organizzativo intanto prosegue: «Le Sardine non sono più appannaggio di noi quattro fondatori, la lettera a Conte è frutto del lavoro di 30-40 persone fra bolognesi ed emiliano romagnoli, e l’idea è allargarsi alle altre regioni».

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