Nba, Rose All Star a Chicago? – La Gazzetta dello Sport


Con 7 partite di fila da 20 punti Derrick conferma il suo meraviglioso stato di forma: oltre ad essere candidato a Sesto Uomo dell’anno è in corsa per un posto alla partita delle stelle nella sua città

“Vi farò vedere”. Più che il titolo dell’autobiografia di Derrick Rose uscita a settembre, sembra il motto della sua stagione. Perché il più giovane mvp che l’Nba abbia mai avuto sta facendo vedere di nuovo tutto il suo talento, che la sua seconda vita nel basket che conta dopo una marea di infortuni che ne avevano messo a rischio la carriera è quella di un giocatore che a 31 anni può ancora fare la differenza, un candidato forte al premio di Sesto Uomo dell’anno e a un posto all’All Star Game. Non come ospite d’onore, visto che dal 14 al 16 febbraio il weekend delle stelle è nella “sua” Chicago, ma come legittimo protagonista della partita della domenica.

che numeri

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Rose è da tempo l’unica buona notizia della difficilissima stagione di Detroit, partita per giocarsi senza troppi patemi i playoff e ora quasi pronta ad avviare la ricostruzione. Nella vittoria a sorpresa dei Pistons a Boston, D-Rose ha mostrato ancora una volta tutto il suo talento, in uno spettacolo di 22 punti e 6 assist fatto di passaggi illuminanti e di canestri pesanti. Rose è alla settima partita consecutiva con almeno 20 punti, la sua miglior serie dal 2012, quando competeva con LeBron James per il titolo di migliore in circolazione, fresco di quello storico premio di mvp. Gli anni bui di una carriera deragliata dagli infortuni sono alle spalle: Rose gioca con la consapevolezza di un veterano, con la sicurezza di un uomo maturo che ha finalmente imparato a tirare fuori il meglio da quello che il suo corpo martoriato dagli infortuni gli permette di fare. I momenti bui, quelli dei dubbi sul voler continuare o no, delle fughe non autorizzate quando era a New York o a Cleveland, della madre e dei fratelli che hanno dovuto convincerlo a continuare sono da tempo alle spalle. Rose non ha solo ritrovato se stesso, prima a Minnesota e ora a Detroit: sta mostrando di essere un giocatore nuovo, un talento ritrovato che non sarà più l’mvp ma che può legittimamente aspirare ad un ruolo da protagonista in Nba. In 36 partite finora sta viaggiando a 18.1 punti e 5.8 assist di media, le più alte dal 2012, l’anno da mvp uscente in cui i Bulls con lui puntavano al titolo. Tira col 49.6% dal campo, la percentuale più alta della sua carriera. E continua a fare la differenza.

all star

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Rose all’All Star Game di Chicago ci sarà comunque, come vedette del sabato e della gara dello Skills Challenge. Ma per come sta giocando merita un posto nel quintetto dell’Est. Magari non come titolare (verranno annunciati tra una settimana) ma tra le riserve che i coach della Eastern Conference sceglieranno entro il 30 gennaio. La sua presenza aggiunge un significato enorme alla partita delle stelle, perché anche se gioca a Detroit Rose è ancora un simbolo di Chicago, di un riscatto sociale conquistato attraverso il basket, di un uomo ormai maturo che sta pensando come restituire alla sua comunità, a quella Englewood che l’ha cresciuto tra droga, morti e sparatorie che per il piccolo Pooh, come lo chiamavano da quelle parti, erano la colonna sonora delle interminabili giornate passate al campetto a giocare a basket. Rose intanto sta mantenendo la promessa fatta quando è uscito il suo libro: sta mostrando chi è davvero. Un uomo ritrovato, più maturo e più consapevole di quando ha vinto l’mvp, che gioca al basket per il piacere di farlo, per regalare a se stesso qualche altro brivido, per mostrare a tutti di cosa è fatto.

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