Rugby, Mondiale; a Toyota il tifone non si vede. Gli azzurri: “Si poteva giocare a porte chiuse”


TOYOTA – Al fantomatico calcio d’inizio della partita cancellata, le 13.45 locali, su Toyota cadeva una pioggia sottile. La città era deserta. Stazione ferroviaria chiusa, serrande dei negozi abbassate, neppure un’auto per strada. Tutti barricati in casa. Ma il tifone Hagibis – in continua evoluzione in queste ore – ha solo sfiorato la prefettura di Aichi, scatenandosi invece più a nord: a Chiba è morto un uomo, travolto da una tromba d’aria, mentre alle 18.22 (le 11.22 italiane) nel mare al largo di Tokio è stato registrata una scossa di terremoto di 5.7 magnitudo. Invece allo stadio di Toyota – e a Fukuoka, dove è in programma Irlanda-Samoa – la situazione non sembrava drammatica come temuto nei giorni scorsi. “In Irlanda ho visto temporali peggiori”, dice Gino Troiani, manager della Nazionale. Si poteva giocare a porte chiuse, sì. O almeno provarci. E’ quello che ribadiscono gli azzurri, prigionieri per tutto il giorno al secondo piano del Toyota Castel Hotel, nel cuore della città giapponese. Il diritto a fare una figuraccia, eventualmente: a perdere con un punteggio pesante. “Però volevamo giocarcela, sono 4 mesi che lavoravamo duro per questo appuntamento”, ripete il capitano Parisse.

Il sindaco: “Rivogliamo Italia e All Blacks”

Toshihiko Ota, sindaco di Toyota, si è detto “estremamente dispiaciuto” per non aver potuto ospitare Italia-Nuova Zelanda. E ha ufficialmente proposto alle due squadre di tornare in questa città – “tra un anno o quando il calendario internazionale potrà permetterlo” – per disputare un match che si doveva fare. Il sindaco ha parlato nel corso di un incontro ufficiale in cui ha ringraziato i direttori dei due musei del rugby (Corrado Mattoccia per quello italiano, il Museo Fango e Sudore di Artena; Sacha Haskell per il Museo neozelandese di North Palmerston) protagonisti di una suggestiva esibizione di memorabilia e maglie storiche che a Toyota ha attirato oltre 15.000 visitatori in 20 giorni.

La Scozia allerta gli avvocati

Davvero non c’erano alternative alla cancellazione del match? Dalla Gran Bretagna arriva l’eco polemica di chi sostiene che gli All Blacks avessero tanti buoni motivi per evitare l’appuntamento: non il timore del risultato, certo, ma il pericolo di infortuni ed eventuali squalifiche. Hanno esercitato pressioni su World Rugby per evitare che la partita fosse giocata altrove o a porte chiuse? Dalla Nuova Zelanda rispondono sdegnati. Sembra che i Blacks fossero disponibili ad anticipare l’incontro a venerdì sera, ma di fatto l’organizzazione non ha presentato alcuna proposta formale agli azzurri. “La notte di mercoledì ci hanno fatto sapere che il match era in pericolo, e che entro mezzogiorno di giovedì avrebbero comunicato la possibilità di annullamento”, ricorda Troiani. “Invece è arrivata direttamente la notizia della cancellazione”.  Per evitare una situazione simile, la Scozia – che domani dovrebbe affrontare il Giappone in un scontro decisivo per il passaggio ai quarti di finale – ha già allertato i suoi legali chiedendo che in ogni caso (oggi i corridoi di accesso al terreno di Yokohama erano completamente allagati) venga messo in atto un piano B: “Noi non accetteremo di tornare a casa dopo uno zero a zero”.
 

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Carlo Verdelli
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