Btp e Piazza Affari ko, la speculazione premia Bper


Piazza Affari manca il recupero. Dopo una partenza in buon rialzo, l’indice Ftse Mib ha chiuso in calo dello 0,57% a quota 23.329 punti. Piazza Affari ha mostrato una debolezza relativa rispetto alle altre Borse Ue spiegata in aprte dall’effetto spread, tornato ad allargarsi in area 158 punti base con il rendimento del BTP decennale risalito nel pomeriggio in area 1,25%.
Tra i singoli titoli oggi si è mossa bene Telecom Italia (+1,28% a 0,5518 euro) in scia alle novità sul fronte torri. Inwit ha approvato il progetto di fusione mediante incorporazione di Vodafone Towers in Inwit. All’esito della fusione, Tim e Vodafone Europe deterranno una partecipazione paritetica (37,513%) nel capitale sociale di Inwit. Il board ha inoltre deliberato di proporre all’assemblea dei soci la distribuzione di un dividendo straordinario nella misura di 0,5936 euro per ciascuna delle azioni ordinarie di Inwit in circolazione post fusione. In un’intervista il ceo di Tim, Luigi Gubitosi, ha rimarcato che la riduzione del debito è la priorità principale del Piano. “Con il completamento delle operazioni su Inwit e della joint venture con Santander lo diminuiremo di circa 3 miliardi”, ha detto il manager a Il Sole 24 Ore.
Tra i segni più anche le banche Bper (+2,9% a 4,547 euro) che agguanta i massimi dall’estate 2018 con un +50% dai minimi di agosto. Ieri Carlo Cimbri, ceo di Unipol (azionista di riferimento di Bper con il 20%) ha ribadito il pieno appoggio per future integrazioni della banca emiliana. Tra i nomi più gettonati per una futura fusione con Bper c’è quello di UBI Banca (+1,09%), il cui ceo Victor Massiah ha rimarcato che non tutte le aggregazioni sono state di successo e non sempre è facile superare alcuni ostacoli. In un’intervista rilasciata al Sole 24 Ore, l’amministratore delegato di Ubi Banca Victor Massiah precisa: “Serve una approfondita valutazione di almeno due elementi di cui si parla poco. Il primo: i nuovi principi contabili internazionali impongono di spesare interamente all’inizio i costi di fusione, che riguardano soprattutto gli esuberi di personale. Il secondo: la attenta valutazione dei modelli interni di rating delle banche coinvolte e l’impatto della loro armonizzazione sugli indici di capitalizzazione. Secondo Equita, oltre a questi vincoli, gli ostacoli di governance rendono meno probabile una fusione fra Ubi e Banco Bpm, mentre una fusione fra Ubi e Bper potrebbe comportare oneri one-off per 1,4 mld (di cui 820 mln per riduzione del personale), portando il Cet1 della combined entity dal 12,5% all’11%, livello che potrebbe essere aumentato tramite cessioni o un aumento di capitale da 500 mln-1 mld

Tra gli altri titoli poco mossa FCA (+0,1%) dopo il tonfo del 2,82% di ieri in scia al warning lanciato da Volkswagen.



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