Mondiale Rugby: l’intervento di Mauro Bergamasco – La Gazzetta dello Sport


Domani si apre il Mondiale in Giappone. Mauro Bergamasco sulla Gazzetta spinge l’Italia

La Coppa del Mondo per un rugbista è l’all in di chi gioca a poker: non potendo andare alle Olimpiadi dai tutto per l’evento più importante. Negli anni ti alleni, investi su te stesso, poi un anno e mezzo prima senti salire un fervore che ti fa fare cose incredibili. Pensate a Ghiraldini, che per viverla ancora da protagonista ha recuperato un infortunio in tempi da record.

Io di Coppe ne ho giocate 5, tutte diverse e tutte indimenticabili. Galles 1999 durò poco perché mi feci male subito; Australia 2003 doveva essere quella della consacrazione ma per certi motivi quel fervore fu mitigato; la più bella fu forse Francia 2007, anche se ce la rovinammo da soli forse per la paura inconscia di raggiungere i quarti; Nuova Zelanda 2011 per me partì in sordina ma poi mi ripresi la maglia numero 7, mentre andai a Inghilterra 2015 cosciente del valore che potevo ancora dare alla squadra. Una delle costanti positive è stata la determinazione di ognuno, quella negativa sono state le difficoltà relazionali che hanno rallentato le dinamiche del gruppo.

Ai 31 azzurri dico: trovate il modo di divertirvi assieme perché meritate di raggiungere i vostri sogni. Da soli non si va da nessuna parte: se si vuole fare qualcosa di grande, lo si fa assieme. E a Sergio Parisse, che raggiunge me e Lima a 5 Mondiali giocati, auguro di vivere questa esperienza appieno. Non è facile essere liberi quando si è coinvolti ma mi auguro che ci riesca. Cinque Mondiali non sono per tutti, ma conta soprattutto il come li si vive.

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